Il tempo passa velocemente ed un amico mi ha fatto pensare al fatto che da tempo non davo notizie.
Eccomi qua, con la promessa che presto vi racconterò passo dopo passo quello che è successo negli ultimi 4 mesi e nello stesso tempo quello che succederà.
Sembra che il nome del blog non sia tanto adatto a quello che vi dovrò raccontare a partire dalla prossima volta... ma va bene così.
A presto
E' strano come la natura possa sorprenderci e come spesso quello che succede ci possa ricordare che l'effetto sorpresa è sempre possibile e che, nella vita, non avremo mai visto tutto!
Lunedi scorso, di prima mattina, ho aperto la porta del nostro bungalow ed ho scoperto che eravamo circondati dall'acqua. Normalmente non è così, o meglio siamo contornati dall'acqua ma non dobbiamo immergerci per arrivare al bagno o all'ufficio. Lunedi il canale e lo stagno avevano deciso di mescolarsi, a provocare lo stimolo iniziale è stata probabilmente la pioggia torrenziale della notte tra domenica e lunedi.
Ebbene... di prima mattina, ci siamo alzati i pantaloni, immersi nell'acqua dal colore giallo cupo e dall'odore non promettente e siamo andati al lavoro. La giornata non ha portato grandi miglioramenti (è la stagione delle pioggie, poche pretese) e l'acqua è rimasta là, dove l'avevamo trovata di prima mattina.
Fortunatamente alla base c'è una piccola barca... e siamo andati a letto in barca. Arrivati sotto le scale del bungalow, abbiamo legato la barchetta blu alle scale e siamo andati a letto.
La preghiera profana ed anarchica della sera è stata quella di non trovare più acqua domani mattina o di trovarne la stessa quantità... l'idea di ricamminare nel mezzo d'acqua di canale, pesci, possibili sanguisughe, piante ed altro non ci eccitava!
Come murphy ci ha insegnato... il mattino dopo l'acqua non era abbastanza alta per la barca ma nemmeno abbastanza bassa per poter evitare un pediluvio al quanto malsano.
L'insegnamento zen dell'episodio (che si ripete da qualche giorno) è che di notte bisogna rientrare con sacchi neri ai piedi o per le mani... in modo che l'indomani si possa essere preparati a camminare nelle acque con le gambe coperte o felici di essere comunque preparati al peggio!
Io e Jul ci siamo detti che forse questa è la vita in cui raggiungeremo l'illuminazione!!!
Lo abbiamo pensato perchè la perversità della situazione vuole che il fatto si ripeta ogni anno e che il punto non sia se succederà o meno... ma quando.
La risposta è: TANTO!
Mi riconnetto oggi per la prima volta dopo essermi detta non so quante volte che dovevo scrivere qualcosa... non so con esattezza se qualcuno si prende la briga di leggere le mie righe... ma negli ultimi giorni mi sono detta che è necessario.
Sono successe un sacco di cose qui alla base Thailandese da quando non ci si sente. Cose belle e cose brutte. Cose che fanno pensare che qui stiamo bene e che cose che fanno venire voglia di partire.
Anzitutto vi informo che dobbiamo partire dal paese il 30 Ottobre. Il 1 Settembre siamo andati alla frontiera per rinnovare il visto e, a parte aver avuto problemi con la batteria della vecchia macchina della fondazione esattamente tra la frontiera Thai e quella Malese, i doganieri ci hanno detto (come sapevamo) che potevamo restare solo un altro mese. Per una ragione o per l'altra non abbiamo ancora il nostro biglietto aereo... sembra strano ma è così.
La seconda cosa che vi devo raccontare è che non partiamo più per la Cina... circa un mese fa siamo stati informati che sarebbe stato meglio posticipare la cosa in Cina e che la partenza più probabile sarebbe stata quella per l'Indonesia.
Ecco che ad oggi non abbiamo il biglietto ne l'indirizzo del posto dove dovremmo lavorare. Qualcuno potrebbe dire " ma si, che vuoi che sia... tutto si aggiusterà nei prossimi 7 giorni".... qualcun'altro potrebbe dire "siete pazzi, prendete il primo aereo e partite". Non so davvero chi dovremmo ascoltare, ma certo... non mi sento a mio agio, ne bene.
Alla fine è della mia vita di cui stiamo parlando ed è del mio futuro. Due mesi sono pochi, ma potrebbero essere molti. Chi sa che cosa succederà domani e chi sa che cosa esattamente ci aspetta là fuori. Ho la sensazione che si giochi con i miei mesi, quelli della mia vita e non mi piace.
Preferirei essere informata riguardo al processo decisionale che in questo momento stabilirà che cosa ne sarà di me nei prossimi due mesi... sono troppo abituata alla partecipazione per non volerlo e per stare ad aspettare. Forse questo è un altro problema culturale... forse in Asia non funziona cosi e forse qui decidere per i prossimi due mesi non è importante... ma lo è per me e per quello che voglio fare nella mia vita. Sono un attivista (ed iperattiva) e non ho tempo da perdere, ci sono cose da fare dappertutto e non voglio perdere il mio tempo ad aspettare che qualcuno decida finalmente che ne sarà dei miei prossimi 60 giorni di vita.
Mi sento prigioniera... e non mi piace.
Parecchie notizie... in una volta.
Dopo l'Indonesia sembra che saremo in partenza per le Filippine, o per lo meno cosi dicono... al momento sembra che non ci sia nemmeno l'Indonesia... ma vedremo.
VI terrò informati riguardo ai prossimi sette giorni... alla fine può darsi che ci si veda prima del previsto!!!
In Thailandia bisogna fare attenzione a tutti i propri gesti se non si vuole finire infestati dalle formiche (nere, rosse, piccole, grosse, volanti, non volanti). Formiche nello zucchero, formiche nella frutta, formiche nel caffe, formiche nel té, formiche nel letto, formiche sul corpo. Se il contenitore dello zucchero non è sigillato da una mano esperta... ci si trovano le formiche, se dal piatto cade un chicco di riso... ecco che arriva un battaglione di formichine arrabbiate. Quando ci penso, tornano alla mente tanti modi di dire relativi alle formiche e, non so perchè, ma da quando sono in Thailandia mi capita spesso di dire male delle formiche. Jul mi ha spiegato che ci sono formiche soldato e formiche principesse e formiche non ricordo... ma quello che so è che quando infestano tutto non si fanno distinzioni di casta.
Oltre alle formiche ci sono le vespe (non le api, le vespe). Sono cosi grosse che solo il vederle provoca una reazione allergica... non voglio nemmeno pensare al male che possono fare se si arrabbiano e decidono di mordere. Ebbé, le vespacce nere fanno nidi enormi dappertutto e bisogna fare molta attenzione che i nidi siano già vuoti perchè altrimenti da un momento all'altro una vespaccia potrebbe uscire ed arrabbiarsi con un innocente persona sul punto di farsi una doccia. Sembra che i bagni piacciano molto alle vespe... anche se non disdegnano il soffitto dell'ufficio o le pareti dei bungalows!!! I Thai, che sono molto zen, non ammazzano le vespe e non distruggono i nidi, nemmeno quando sono nello schienale di una delle sedie del salotto... ci battiamo per fargli capire che i farang (i volontari e gli internazionali) non sono tanto pratici della natura thailandese e che forse sarebbe bene evitare che un volontario si appoggi con una schiena candida alla sedia maledetta e che, date le capacità comunicative degli uni e degli altri in lingue compatibili, sarebbe bene non contare sul fatto di poter dire all'ultimo minuto di non sedersi!!! Comunque, come direbbe un amico... andiamo avanti!
Data la perdita di Simba e la mancanza di un terzo cane abbiamo optato per ricevere tre piccoli cuccioli che erano abbandonati al tempio. Con i tre cani sono arrivati anche tra gatti i quali hanno fatto la felicità mia, di Jul e del volontario finlandese (Matias) che abbiamo immediatamente pensato che tra gatti riduranno la presenza di ratti in modo consequente (soprattutto considerando che qui possono ricevere solo cibo vegetariano)... non so per quale ragione la direttrice ed altri membri dello staff erano meno contenti di noi... a volte abbiamo come la sensazione che la presenza di ratti non sia per loro cosi problematica. Noi insistiamo che anche se siamo in campagna potremmo fare uno sforzo per evitare che tutti sti topacci circondino la nostra vita... loro dicono che danno un po' fastidio... ma che ci vuoi fa'!!!! Sarebbe scorretto da parte mia dire che i Thai la pensano cosi perche non è assolutamente vero e perchè verrei radiata dal database dei formatori in apprendimento interculturale... ma quelli che abitano la base a volte sembrano non capire! Fortunatamente la ragazza che funge da veterianario a Tuk Tik ed Isi ha pensato alla salute della base ed all'importanza di evitare i ratti ed ha aggiunto al pacchetto cani, 3 piccoli gattini.
A far ricordare le diversita culturali e le abitudini delle persone, la prima sera ci siamo voluti rassicurare che tutti volessero i cani e che tutti fossero coscienti del fatto che tre cuccioli hanno bisogno di attenzione (soprattutto dopo essersi resi conto che i cani gia residenti non hanno molto apprezzato il regalo della veterinaria)... il giorno dopo, dei tre, solo uno era rintracciabile. I cani sono arrivati giovedi e, ad oggi, non abbiamo notizia di due di loro. Qui la foresta è cosi fitta che trovare una piccola cosetta di tre mesi tra gli alberi è cosa difficile (soprattutto con le piogge battenti che abbiamo in questo momento)... e noi incrociamo le dita che presto spuntino tra le foglie.
Il sopravvissuto è stato chiamato snoopy... snopy... o altro a seconda di chi pronuncia il suo nome. Cerca di seguire Isi e Tuk Tik che ringhiano ogni volta che si avvicina. Piange tutta la notte perche si sente solo. Inizia ad attaccare le ciabatte e le scarpe altrui. Buon segno ma speriamo che nessuno si arrabbi troppo per le calzature!
Per concludere la sessione animali di oggi e per darvi un'idea di cos'è la Thailandia rurale... immaginate di essere al ristorante cercando di bere una birra prima che tutto chiuda... immaginate che fuori sia umido a seguito di una lunga pioggia... immaginate che i grilli cantino e che la serata sia calma e tranquilla... ora chiedetevi che cosa potrebbe passare nel mezzo del ristorante canticchiando tranquillamente??? Una persona? Un bambino? Bha no, ovviamente, la risposta è: un rospo.
Ah, forse avevate dimenticato di considerare che la maggioranza dei ristoranti non hanno pareti e che i rospi sono dappertutto nella foresta del sud della Thailandia.
E' DAVVERO DIFFICILE SPIEGARVI COME SI VIVE QUI E NON SONO CERTA DI POTERLO FARE... VENITE A TROVARCI... CHE E' MEGLIO!
Mercoledi 29 Settembre siamo partiti per la Malaysia per rinnovare il nostro visto. Fin qua tutto bene. Siamo stati a Penang, un'isola ad ovest della parte peninsulare della Malaysia. Niente di eccezionale, grossi edifici, hotel che nascondono la spiaggia alla vista, ristoranti e taxisti pronti a spennare i turisti. L'isola da un'idea della Malaysia e della multiculturalità che la compone. In se non è niente di eccezionale, se dovessi tornare in Malaysia andrei altrove.
A Penang pero ci siamo riposati e meraviglia delle meraviglie abbiamo avuto acqua calda e... ascoltate ascoltate vasca da bagno... Un piccolo sogno... corto ma intenso. Niente zanzare in camera, niente toponi di campagna sul tetto, niente animali tropicali qui e la. Come dire... un'intensa immersione in quella che è la vita normale di due europei provenienti da famiglie che hanno lavorato molto!
Domenica siamo rientrati... a ricordare i rientri di fiamma allo YAP Italia, ci siamo resi conto che qualcosa di strano era successo. Quello che credevo fosse Simba, era sotto uno dei tavoli dell'ufficio con la testa bucata ed il triciclo era sparito da di fronte la cucina. Abbiamo scoperto solo dopo qualche ora che quello che credevamo Simba era un piccolo cane ferito e che il triciclo era stato imbarcato (senza side car) dal fratello della presidente. Abbiamo realizzato solo il giorno dopo che Simba era stato avvelenato e che il triciclo sarebbe rientrato solo tra qualche mese... mmm... e rimmm. Abbiamo avuto la sensazione che l'aria non fosse più la stessa. Lunedi abbiamo quindi deciso di parlare con la direttrice e capire che fine aveva fatto il mezzo di trasporto indipendente del quale ci eravamo occupati (benzina, etc) prima della partenza. Il fratello della presidente lo aveva preso senza informare la direttrice per darlo alla figlia che dovrebbe iniziare a lavorare qui. MMM e RIMMM. Ovviamente abbiamo fatto del nostro meglio per riaverlo... sembra che cio avverrà tra qualche tempo... non sappiamo con esattezza quando. Per una ragione o per l'altra la scena del fratello della Presidente che viene in sede e prende il triciclo ci ha messo di cattivo umore e ci ha ricordato scene gia vissute.
Come direbbe un amico... andiamo avanti!
Siamo molto tristi per Simba... ci manca il suo strano modo di stiracchiarsi ed abbaiare di prima mattina ed, alla fine, essere sicuri di trovare la fetta di pane sul tavolo dopo essersi girati dall'altra parte non è cosi rassicurante...
La Thailandia è coloratissima. Verde principalmente, ma di un verde incredibile. Nel giardino (campo) di molte abitazioni (piccole e grandi) ci sono alberi da frutto alquanto incredibili (banane, cocco, jack fruit, dragon fruit, durian...). I colori si riflettono al mercato, bancarelle con tutti i colori possibili ed immaginabili, tavoli e macchine (pick up) con frutti di ogni tipo.
Mercati e giardini non hanno nulla a che vedere con quelli a cui siamo abituati, il giardiniere è un concetto che non sembra per niente al nostro. Per non parlare di architetti del paesaggio. Qui i giardinieri bruciano. Questa è la loro attività principale, bruciano spazzatura, bruciano alberi marci, bruciano, bruciano. I piccoli fuochi sono dappertutto, a lato della strada, nei giardini, ovunque. I fuochi mi spaventano, ma sembra che la gente qui si senta sicura di quello che fa.
I giardini sono piccole foreste ed il giardiniere è spesso il padrone di casa, il padre di famiglia o uno dei membri della famiglia allargata.
Non parliamo dei paesaggi artificiali. Quelli sono spesso brutti. Solo i templi fanno pensare alla storia ed alla vita artistica di questo paese. Le case sono spesso bruttine. Solo i tetti blu e verdi delle nuove costruzioni fanno pensare che forse il bello ha qualche funzione nella vita quotidiana dei villaggi.
Le città non sono molto belle. Hat Yai in particolare. I paesaggi qui sono naturali, gli alberi, le mucche, i fiori, l'alba ed il tramonto... la fotocamera non è sempre con me quando vorrei prendere una foto.
A proposito il cane dal nome poco pronunciabile si chiama Tuk Tik!!!
Alcuni di voi ricorderanno che io e Jul cercavamo un mezzo di trasporto per uscire dalla base. Le ragione per uscire sono varie ed eventuali: mangiare carne, bere birra, prendere aria, prendere l'autobus, comprare le sigarette.
Ebbene, Greenway possiede un fantastico triciclo motorizzato, come quello che usano i venditori ed i ristoratori ambulanti, ma da quando siamo arrivati è senza benzina, parcheggiato di fronte alla cucina. Dopo svariate domande relative alla possibilità di comprare/affittare una motoretta o alla possibilità di usare il triciclo in cambio di riparazioni e benzina, siamo riusciti ad ottenere che nel triciclo fosse messa della benzina. Adesso si muove e lo possiamo utilizzare. Ha qualche piccolo problemino, ma niente di drammatico, sara perfetto per andare fino alla base aereonautica a bere une bella birretta fresca o a prendere l'autobus per Hat Yai (la citta più vicina)...
I problemini sono di vario genere: freni un po' scassati, sella ricoperta da un sacco di plastica nero, accensione senza chiave, niente targa, niente assicurazione, niente documenti...problemini con il faro anteriore!
Quando abbiamo chiesto cosa facciamo se la polizia ci ferma, la risposta è stata che la polizia conosce Greenway e che possiamo sempre svoltare se vediamo un check point.
Sarà che i check point mi ricordano la Palestina e non mi fanno ridere... ma la cosa mi sembra al quanto fantozziana. L'aspetto fantozziano non toglie che useremo il triciclo per scappare dal riso bollito e le verdure piccanti e che la vita a volte è bella cosi.
Presto metterò nel blog una foto di Jul che guida il triciclo con Isi (il mitico) di fianco. La situazione merita di essere condivisa!!!
(Comprare una moto per i prossimi due mesi non sembra ragionevole soprattutto considerati gli spostamenti che dovremo fare nelle prossime settimane. Affittarne una sembra ancora più difficile).
Tra le creature più eccezionali che vivono nella base di Greenway ci sono tre fantastici cani: Isi (Easy) che dalla pronuncia fa pensare ad un aggettivo Inglese che significa facile è il capo gruppo, il leader. Un cane intraprendente che compare tra le frasche quando stai bevendo un té fuori dalla base. Isi sale sulle motociclette e adora viaggiare sul lungo sedile delle moto thailandesi. Simba è il goloso, fa strani giochi in completa autonomia ed abbaia per il gusto di farsi ascoltare. Simba aspetta sempre che qualcosa cada dal tavolo e che una fetta di pane (meglio se imburrata) venga lasciata incostudita. Non è temerario, è goloso ed interessato al meglio per il suo pancione. Tup Tik... è il dolce. Non abbaia mai, prende se gli viene dato, segue fino a casa la sera quando si va a letto. Adora il pane in cassetta, preferisce quello bianco a quello ai cereali. La pronuncia dei Thailandesi non è proprio perfetta ed all'inizio avevamo capito male e chiamavamo il cucciolone Dub Dik... ora siamo venuti a conoscenza del vero nome ma non riusciamo a capire se la prima parte del nome è Tup o Tub. Pazienza, il cane ci segue comunque... è una vera dolcezza.
Gli animali di Greenway fanno compagnia, soprattutto durante le serate solitarie. Di certo danno meno preoccupazioni che le altre bestie e bestiacce che frequentano i dintorni.
Quando siamo arrivati alla base a Khlong Hoi Khong ed abbiamo analizzato la situazione ambientale intorno al bungalow dove dormiamo, abbiamo pensato che fosse una buona idea appendere le nostre scarpe al chiodo. E cosi abbiamo fatto. Un paio di bei chiodini pendevano giusti giusti dalla trave principale che sostiene il tetto. Noi pragmatici e timorosi della sicurezza dei nostri piedi ci siamo detti: "perfetto, le nostre scarpe lì staranno al sicuro da piccoli e grossi animali".
Questa mattina la direttrice, che è stata fuori per qualche giorno, è rientrata è ci ha chiesto se potevamo spostare le nostre scarpe dal cielo perchè secondo le credenze e la tradizione thailandese le scarpe sono fatte per stare per terra e certo non sopra la nostra testa... sede dell'anima. Lo staff della fondazione si era posto il problema delle scarpe già da tempo ma per una ragione o per l'altra ha preferito farcelo comunicare dalla direttrice.
Io e Jul ci siamo guardati, abbiamo sorriso e, dopo esserci scusati con lo staff, Jul si è precipitato a cambiare sede alle nostre calzature.
Primo fraintendimento culturale, o meglio, primo contrattempo culturale che ci hanno fatto notare. Chissa quante altre piccole cose abbiamo già combinato senza rendercene conto.
Non è successo nulla di grave, ma ecco che un piccolo gesto pragmatico fa pensare a quanto dobbiamo sembrare strani ed a quanto i nostri movimenti ed il nostro modo di fare debbano sembrare differenti dal loro punto di vista. Ecco che, nella quotidianità, l'attenzione all'altro ed a quello che ci circonda diviene sempre un tantino insufficiente.
C'è sempre da imparare.
on Venezia davanti a casa